Giurisprudenza e approfondimenti

Superare velocemente il super bonus senza deludere cittadini e imprese

Super bonus tra incertezze normative e caos attuativo: una pessima idea (tutto gratis per pochi fortunati) realizzata male.
Una enormità di risorse, 40 miliardi, a spese dei cittadini e distribuiti in modo casuale soprattutto a vantaggio di pochissimi (0,5% degli edifici) e di cui hanno beneficiato i ceti più ricchi.
Lo stato come Robin Hood alla rovescia.
L’attuale crisi energetica, l’aumento dei tassi di interesse e l’inflazione galoppante non lasciano ulteriori margini allo spreco del denaro pubblico.
Cosa fare?
I futuri governi sono ormai stretti tra la credibilità di uno Stato, che deve rispettare le promesse fatte, e le esigenze di contenimento della spesa pubblica, che non può essere finanziata con altro debito.
L’equità nella distribuzione delle risorse è un principio non solo morale, ma di politica economica che rispetti la Costituzione.
I tempi previsti dalle norme per l’attuazione dei super bonus vanno rispettati, non si può andare avanti di proroga in proroga, cattivo costume italico, nel frattempo, abbiamo un anno d’avanti, dobbiamo elaborare una proposta complessiva e seria e finanziariamente sostenibile per il recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio.
Su queste linee il futuro governo dovrà coinvolgere le opposizioni, quelle disposte a tenere un comportamento costruttivo pur nel riflesso dei diversi ruoli.
Quando la casa brucia e il nostro paese è in fiamme, occorre la solidarietà delle forze politiche e sociali per spegnere l’incendio. Vincenzo Vecchio


La situazione economica del paese è gravissima.
Siamo di fronte ad una inflazione ormai prossima alle 2 cifre che rischia di farci tornare agli anni 80, ad una crisi energetica che ci ricorda le due grandi emergenze del 1973 e del 1978, ad un debito pubblico (2.770 miliardi pari al 160% del Pil) mai raggiunto in passato e a tassi di interesse in crescita.
E’ incorso, inoltre, una guerra ormai incontrollata, frutto delle scelte folli di un autocrate che ha aggredito un paese libero e sovrano.

Il tutto nel pieno di una crisi politica che ha portato alla caduta del governo Draghi bloccando il percorso virtuoso che si era avviato per risolvere le varie problematiche economiche e sociali.
Si pongono, ed è urgente, scelte di breve periodo. La nave affonda e bisogna chiudere le falle, ma con una visione strategica sul futuro, che indichi la via per uscire dal tunnel.
Gli scostamenti di bilancio, se non supportati da un piano di interventi strutturali volti allo sviluppo, sono non solo inutili, ma avvierebbero il paese al default e alla grecizzazione.

Proprio per questo occorre affrontare le singole questioni cercando di offrire delle soluzioni praticabili.
Appc nelle prossime settimane avvierà un confronto con le forze politiche. Abbiamo proposte serie e utili già elaborate nel convegno di Genova del maggio 2022.
Super bonus 110%
Il super bonus è stata una cattiva idea applicata nel peggiore dei modi, un meccanismo infernale che ha lanciato il messaggio del “tutto gratis” e che ha spinto i prezzi del settore edilizio oltre ogni limite. Anche un modesto studente di economia al primo anno sa che, se la offerta è rigida, all’aumento della domanda il mercato risponde con l’aumento del prezzo.

Si è tratto di un meccanismo che ha trasferito oltre 40 miliardi di risorse in modo casuale su una parte limitata dei cittadini, meno del 0,6%.
Una lotteria di capodanno a cui pochissimi hanno avuto la fortuna di partecipare e solo pochi con risultati positivi, ma il cui costo sarà pagato da tutti, soprattutto dalle prossime generazioni.

E’ stato un provvedimento sperequativo e regressivo di cui hanno approfittato, prevalentemente, i detentori di rendita e la parte più ricca della popolazione.
I general contractor hanno chiesto alle imprese e ai professionisti sconti del 30%. Quindi di quei 40 miliardi spesi il 10% è andato alle banche o altri cessionari per gli interessi nella attualizzazione del credito, il 30% si è trasformato in oneri burocratici. Per fare un esempio chiaro, su 110 mila euro di cessione del credito con sconto in fattura, 10 mila euro sono andati alle banche, 30 mila al General Contractor e solo 70 mila si sono trasformati in beni e servizi reali.
Si è tratto di lavori a volte fatti male e sui cui benefici, in termini di miglioramento ambientale o di decoro dei centri urbani, ci sarà da fare una verifica seria e non ideologica.

Che fare quindi per non frustare le aspettative ed evitare una sospensione drastica del super bonus?

Occorre innanzi tutto evitare di deludere le aspettative di chi, in particolare i condòmini, facevano affidamento su un provvedimento che nella agevolazione piena (110%) cesserà il 31/12/23.
E’ quindi da escludere un prolungamento indiscriminato di quel provvedimento che aggraverebbe il bilancio dello stato con conseguenze devastanti sul sistema economico. Bisogna evitare di aggravare gli effetti regressivi e distorsivi di quel provvedimento senza far perdere ai cittadini la fiducia nelle promesse dello stato o colpire le imprese e il loro equilibri finanziari. Il meccanismo va raffreddato in attesa di un riordino del sistema delle detrazioni fiscali.

Occorrerebbe limitare il beneficio a tutti i condomini che entro il 31/12/22 siano in grado di dimostrare di avere approvato le delibere assembleari con le quali l’amministratore è stato autorizzato a sottoscrivere il contratto per la esecuzione delle opere finalizzate ai super bonus e nei limiti dei computi metrici presentati.
Le delibere e i computi metrici dovrebbero essere registrati in via telematica in forma gratuita per dare certezza alla data del documento e al suo contenuto.

Questo raffredderebbe la richiesta e nel frattempo si avrebbe il tempo per far partire un riordino del sistema delle detrazioni fiscali accompagnandolo con un nuovo “Piano Fanfani” non per nuove costruzioni, ma per il recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio. Il “Piano Fanfani” in meno di 10 anni favorì la costruzione di 2,5 milioni di nuovi vani mettendo le basi del miracolo economico italiano. Non ci furono truffe e il denaro speso si tradusse tutto in lavoro e beni finiti.
Su questa proposta rivista e aggiornata Appc ha lanciato una riformulazione innovativa al convegno di Genova.
Occorre un confronto serio con le forze politiche e sociali a cui offriremo il nostro contributo di idee e di proposte non solo sul recupero del patrimonio edilizio, ma sul settore delle locazioni, sulla vivibilità delle città, sulla fiscalità e sul funzionamento della giustizia.

Qualsiasi riforma che punti al recupero, ristrutturazione e qualificazione del patrimonio edilizio, non può comunque prescindere da una nuova riforma del condominio che modifichi le maggioranze deliberative, la solidarietà delle obbligazioni, la soggettività. Va rivista in particolare la formazione degli amministratori sia per quanto riguarda il livello minimo del titolo di studio per l’accesso alla professione che per la qualità degli aggiornamenti.

Vincenzo Vecchio (Presidente Nazionale Appc)

Foto di Gerd Altmann da Pixabay