Dalle sedi

Affitti brevi, morosità, desertificazione dei centri storici e tensioni sociali abitative

Il Corriere della Sera pubblica una mia replica ad una lettera di un proprietario di casa che ha dovuto aspettare tre anni per avere liberato l’immobile dall’inquilino che non pagava i canoni. Spese legali, condominiali e canoni che non recupererà mai e su cui pagherà anche le tasse.

Il proprietario sventurato, uno dei tanti, decide, la sua motivazione è corretta, di voler passare alle locazioni brevi che stanno desertificando i centri delle città e fatto schizzare alle stelle i canoni.

Da una locazione breve riesci ad aver un canone superiore a quello ordinario di almeno 4 volte e non corri rischi di morosità. Soluzioni per chi non trova casa? Ci sono e sono possibili, basta abbandonare posizioni demagogiche e capire che il proprietario non è un vampiro che succhia il sangue dell’inquilino, ma occorre anche ricordare che la proprietà ha una funzione sociale per cui non si può far dormire sotto i ponti studenti e famiglie anche se hanno redditi medi e sono capaci di pagare un affitto decoroso e remunerativo per il locatore.

Va corrisposta al proprietario un giusto canone e garantire all’inquilino la possibilità di aver un immobile ad un prezzo sostenibile con il suo reddito. Utopia? No si chiama libero mercato regolato.

Occorre inoltre evitare l’abbandono delle città da parte dei residenti stabili per farle diventare degli alberghi diffusi e senza regole o delle Disneyland.


La lettera (Corriere 23 settembre) di un proprietario in merito alla sua odissea per riavere l’immobile il cui inquilino era in mora da tre anni è sintomatica del funzionamento o meglio del non funzionamento della giustizia.

Su quei canoni non riscossi avrà anche pagato le imposte, salvo il recupero dopo lo sfratto, e sostenuto le spese legali che difficilmente recupererà.
Ma ha probabilmente dovuto pagare anche le spese condominiali.
Detto questo va precisato che dell’onere della morosità incolpevole deve farsene carico l’intera collettività, diversamente i proprietari, esercitando l’auto difesa, locheranno solo a inquilini con redditi certi e medio alti.

Non si può scaricare il bisogno e la fragilità sociale addosso al piccolo proprietario che magari fa affidamento su quel canone per integrare una modesta pensione.

Ha risparmiato una vita per integrare il suo reddito e poi si trova beffato da uno stato incapace di dare risposte serie al bisogno di case e alla tutela del risparmio.
Ma la scelta dell’affitto breve come rimedio non è ascrivibile alla certezza del canone e alla liberazione sicura alla finita locazione.
Questa è una delle motivazioni, ma la più importante è che con l’affitto breve il canone può essere oltre 5 volte quello ordinario.
Che fare?
Occorre dare certezza alla riscossione effettiva dei canoni con garanzie da parte dello stato, detassando i canoni non corrisposti e esentando dall’IMU.

Nello stesso tempo bisogna al più presto procedere alla regolamentazione delle locazioni brevi che stanno desertificando i centri storici togliendo dal mercato immobili in locazione anche per chi gode di redditi medi

Vincenzo Vecchio
Presidente associazione piccoli proprietari case

Articolo CORRIERE DELLA SERA DEL 28 settembre 2023