Contratti di locazione commerciali una proposta per far rivivere i quartieri
Un recente studio affidato da Ascom -Confcommercio Bergamo a Format Research conferma le preoccupazioni del sindaco della cittร Giorgio Gori espresse nel suo recente articolo sul Sole 24 Ore.
Nello studio si evidenzia un incremento del costo dei canoni per quasi il 60% degli immobili commerciali.
Se si tiene conto che il canone di locazione rappresenta una voce significativa dei costi di gestione, soprattutto in un momento in cui lโinflazione sta falcidiando la capacitร di spesa delle famiglie, รจ di tutta evidenza che ciรฒ ha un impatto serio sul fatturato, sugli utili e quindi sulla sopravvivenza delle attivitร economiche.
Altro fenomeno da non sottovalutare, in alcuni centri storici, รจ lโaumento vertiginoso delle locazioni brevi e la trasformazione dei residenti in turisti che normalmente non acquistano nel negozio sotto casa.
La risposta dei conduttori allโincremento dei canoni e comunque alla riduzione del fatturato non lascia alternative o si va avanti fino a che i conti reggono, anche se limitatamente, oppure si chiude.
Per i contratti di locazione commerciale, ancora regolati dalle legge 392/78, salvo particolari deroghe concordate con il locatore, la risoluzione anticipata, per il conduttore, รจ possibile solo a norma del comma 8 dellโart. 27 qualora ricorrano gravi motivi e con preavviso di almeno sei mesi. Tra i gravi motivi validi alla risoluzione la giurisprudenza non ha ritenuto rientri un situazione di crisi economica o la disponibilitร di altro immobile a canone piรน basso. Ancora piรน rigida รจ la norma per quanto attiene la disdetta del locatore, trasforma il contratto di locazione in un contratto della durata di 12 anni (per gli alberghieri 18).
Una norma sicuramente positiva รจ quella che ha consentito la possibilitร transitoria di riduzione del canone, ma รจ mancato il coraggio di detassare i canoni non riscossi in caso di morositร . Il proprietario continua a pagare le imposte sino alla liberazione dellโimmobile su un reddito solo teorico.
Si rende necessario intervenire per snellire le rigiditร contrattuali.
Si potrebbe far tesoro della esperienza dei contratti concordati per le locazioni abitative che hanno avuto effetti positivi sullโofferta di immobili in locazione e favorito la mobilitร territoriale.
Se si interviene regolando la durata delle locazioni consentendone la durata per un periodo piรน breve e introducendo vantaggi fiscali si potrร dare ossigeno alle attivitร commerciali dei piccoli negozi soprattutto quelli di vicinato che sono fondamentali per la qualitร della vita di relazione dei quartieri. Un negozio di vicinato non รจ solo una โcassaโ a cui si paga il prodotto, รจ la โpiazzaโ che consente lโincontro tra le persone del quartiere, รจ un momento significativo del rapporto interpersonale non solo con il negoziante, ma con gli altri avventori, con chi vive nel quartiere. La desertificazione dei quartieri porta alla ariditร delle relazioni e riduce anche il senso della sicurezza.
Favorire quindi la riduzione dei canoni come si รจ fatto per i contratti abitativi puรฒ aiutare a far sopravvivere tanti negozi, ma ciรฒ deve avvenire agevolando, in modo non costrittivo, lโincontro tra lโofferta di immobili in locazione e la domanda.
La leva fiscale, oltre a quella normativa della durata, รจ uno strumento importante. La cedolare secca al 21%, la riduzione dellโ Imu e la riduzione della tassa di occupazione del suolo pubblico possono sicuramente aiutare come giร verificato per gli immobili abitativi. Le agevolazioni fiscali e sulla durata dovrebbero valere solo per i contratti concordati.
Certamente tutto questo determina una minore entrata per le casse dello stato e dei comuni, ma probabilmente verrebbe compensata dal fatto che molti negozi continuerebbero a vivere e molti immobili non resterebbero chiusi e su questi nรฉ stato nรฉ comuni percepirebbero imposte.
Altro aspetto da valutare sono i cambiamenti di destinazione di uso in alcune zone da immobili commerciali in autorimesse.
Le autorimesse sono ritenute piรน redditizie del negozio, non hanno vincoli di durata temporale e rigiditร del contratto. Consentendo tali cambiamenti di destinazione si accelera lโabbandono delle attivitร commerciali, soprattutto nelle strade contigue ai centri storici.
Una ultima questione riguarda i Centri Commerciali.
In Italia e soprattutto in Lombardia si รจ esagerato con la loro realizzazione che ha risposto frequentemente solo a esigenze speculative dei grandi immobiliaristi. I comuni, in modo miope, hanno solo pensato a far cassa con gli oneri di urbanizzazione realizzando spesso, in compensazione e a costi spropositati, opere inutili e a volte con gravi vizi costruttivi.
Un esempio nella cittร di Brescia รจ il Freccia Rossa un disastro urbanistico ed economico che ha avuto un grosso impatto sulle attivitร commerciali della cittร . Ora rimane un luogo di degrado la cui soluzione non sarร facile e la rigenerazione in qualcosa di utile una operazione complessa e costosa per i cittadini.
Va considerato che la locazione immobiliare, sia abitativa che commerciale, รจ fondamentale per un paese moderno. La proprietร dellโimmobile per lโesercizio in proprio della attivitร economiche non fa che sclerotizzarne lโefficienza e ostacolarne la modularitร . La mobilitร territoriale legata al lavoro, ma anche al cambiamento nelle composizioni familiari e allโavanzare dellโetร richiede una elasticitร nella disponibilitร del bene immobile.
Un immobile non รจ per sempre e non รจ adatto a tutte le stagioni della vita e dello sviluppo economico e sociale.
Vincenzo Vecchio Presidente nazionale APPC
