Fascicolo del fabbricato

Il fascicolo del fabbricato è tornato al centro del dibattito tra favorevoli e contrari, i vari disegni di legge presentati negli ultimi vent’anni, compreso l’ultimo in ordine di tempo ventilato dall’ex Ministro Delrio in merito alla sicurezza degli edifici, sono stati tutti oggetto di prese di posizione dei rappresentanti del mondo immobiliare, che in larga misura non ritengono il fascicolo del fabbricato una misura utile e adeguata a garantire la sicurezza del patrimonio edilizio residenziale.

L’adozione di un programma di verifiche e di controlli per conoscere le caratteristiche di tutte le unità immobiliari e acquisire i dati distintivi dell’immobile (vale a dire finiture, impiantistica, struttura, etc.) può essere una iniziativa certamente utile per evitare crolli e collassi nei fabbricati.

Non sarei contrario ad un serio provvedimento purchè non si traduca in un onere prettamente amministrativo, considerato che potrebbe non piacere ai proprietari perché i costi peserebbero non poco sulle loro tasche già onerate di tasse, solo per IMU-TASI lo Stato incassa ben 21 miliardi di euro l’anno.

Le perplessità dei proprietari risiedono nel timore che il fascicolo del fabbricato possa trasformarsi nell’ennesimo carico burocratico e fiscale a loro carico.

Purtuttavia per gli immobili datati, grosso modo per quelli costruiti prima del ‘70, ovvero dal dopoguerra al ’69-‘70, è prioritario un serio programma di controlli e verifiche.

Gran parte degli edifici esistenti non è dotato di certificato di agibilità, che attesta quanto meno i requisiti minimi di utilizzo degli immobili costruiti fino agli anni ’69-’70.

Si ritiene quindi che soprattutto per questi, ovvero per quelli più anziani, e spesso peggio manutenuti, o abitati da fasce sociali meno abbienti, si possa pensare ad una introduzione del fascicolo del fabbricato, in modo da accertare le eventuali situazioni di pericolo sia per l’edificio in sé sia per quelli adiacenti.

Invece si ritiene superflua l’attività di “screening” sulla verifica statica e con verifiche strumentali per gli immobili a partire dagli anni ’80-’90 in quanto per essi di solito è già presente ampia documentazione a corredo.

In ogni caso per tutte le tipologie di immobili e di ogni età sarebbe opportuno non solo sensibilizzare i cittadini sulla cultura della sicurezza, anche costruire “la memoria storica” di ogni edificio, con l’introduzione di un registro condominiale obbligatorio in cui annotare documentalmente, ogni opera realizzata sulle parti comuni e su quelle di esclusiva proprietà, anche prevedendo l’irrogazione di sanzioni a carico degli inadempienti e dei trasgressori in ossequio alle norme generali della sicurezza e all’art. 1122 della riforma del Condominio, una norma spesso disattesa anche a causa di un colpevole legislatore, non avendo previsto alcuna sanzione in caso i condomini realizzino i lavori senza notiziare preventivamente l’amministratore di condominio.

Mauro Simone
Consigliere nazionale APPC

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