Nuove logiche e nuovi obbiettivi per l’urbanistica

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Nel corso della mia relazione alla ultima assemblea nazionale svoltasi a Caserta avevo fatto un accenno alla esigenza di aggiornare le logiche e gli obiettivi dell’urbanistica e dell’attività edilizia a fronte della progressiva diminuzione della popolazione.

Torno ora in argomento perché a mio avviso la questione merita un approfondimento e perché da parte dei partecipanti all’assemblea nazionale non sono mancate dichiarazioni di interesse sul tema.

I dati ISTAT ci segnalano quanto segue:

A partire dal 2011 il dato differenziale annuale della popolazione porta spesso il segno meno:

2011 31 dicembre 59.394.207 – -2,03%

2012 31 dicembre 59.685.227 – +0,49%

2013 31 dicembre 60.782.668 – +1,84%

2014 31 dicembre 60.795.612 – +0,02%

2015 31 dicembre 60.665.551 – -0,21%

2016 31 dicembre 60.589.445 – -0,13%

E ciò, nonostante negli stessi anni la popolazione straniera sia aumentata, arrivando fino ad oltre 5.000.000, come emerge dal grafico sottostante.

Se poi si esamina la composizione della popolazione per fasce di età, si vede che la età media nello stesso periodo è passata da 43 anni a 44,4, registrando quindi un invecchiamento relativo ma non trascurabile.

2011 8.513.222 39.811.683 12.301.537 60.626.442 43,0
2012 8.325.217 38.698.168 12.370.822 59.394.207 43,3
2013 8.348.338 38.697.060 12.639.829 59.685.227 43,5
2014 8.448.133 39.319.593 13.014.942 60.782.668 43,7
2015 8.383.122 39.193.416 13.219.074 60.795.612 43,9
2016 8.281.859 39.013.938 13.369.754 60.665.551 44,2
2017 8.182.584 38.878.311 13.528.550 60.589.445 44,4

I dati statistici che ho riportato, a mio modo di vedere, pongono interrogativi non eludibili per chi, come Appc, si misura stabilmente con le problematiche della casa ed aspira a svolgere, e senza falsa modestia in parte già svolge, un ruolo di traino culturale rispetto alla corretta individuazione dei diritti e delle esigenze della popolazione proprietaria di immobili, che non può essere esercitato senza uno sforzo di lettura anticipata dei fenomeni sociali che influenzano quei diritti e quelle esigenze.

Infatti, se si volge l’attenzione alla disponibilità di alloggi, non sfugge all’esperienza di tutti noi la generale, diffusa (in tutti i contesti urbani), ampia offerta di alloggi sia in locazione che in vendita, ed anche la conseguente diminuzione dei prezzi, dovuta in parte anche all’effetto calmierante della tipologia locativa a canone concertato introdotta dalla legge 431/1998.

Non solo. Tutti sappiamo che gli immobili restano in offerta sul mercato anche molti mesi.

Dai dati di fatto sopra riferiti, si possono dedurre alcune considerazioni:

  1. a) Il patrimonio abitativo esistente non è divenuto carente, in termini assoluti, rispetto alla domanda.
  2. b) Se vi è carenza, ciò è riferibile ad alcune particolari tipologie di alloggi (piccoli alloggi per anziani autonomi che vivono soli o in coppia, con eventuale badante; appartamenti ampi ma a basso costo per famiglie numerose di origine straniera ma anche indigene).
  3. c) Le periferie presentano disponibilità di alloggi, ma grave carenza di servizi e di collegamenti.
  4. d) Una larga parte degli edifici costruiti negli anni 60/70/80, soprattutto quelli di edilizia sociale, ma non solo, si presentano in condizioni degradate a causa della vetustà ma soprattutto a causa della modesta qualità dei materiali impiegati.

Ebbene, se questa disamina è corretta, ne deriva che non è più attuale né utile una politica urbanistica e della casa ispirata da un atteggiamento culturale che da decenni privilegia alla conservazione del patrimonio esistente.

È ragionevole pensare che, date le esigenze contemporanee, sia necessaria una politica urbanistica ed edilizia che al contrario privilegi la riqualificazione di ampi comparti urbani mediante demolizione dell’edificato esistente e costruzione di nuovi volumi.

La nuova disciplina dovrebbe essere ispirata a tre obiettivi:

1) Realizzare più ampie zone verdi e maggiori servizi (scuole, impianti sportivi, strutture per uffici socioassistenziali, ambulatori, etc.)

2) Dotare i nuovi fabbricati di caratteristiche costruttive e di materiali antisismici.

3) Adeguare la tipologia delle singole unità abitative alle esigenze prevalenti in ogni contesto sociale e ambientale.

 

Ritengo pertanto e propongo alla attenzione delle diverse sedi e dei loro dirigenti che Appc possa e debba concentrare le proprie energie in questa direzione ed impegnarsi per diffondere e radicare un approccio alle problematiche abitative e edilizie più corrispondente alle esigenze attuali.

 

Avv. Marco Evangelisti

Presidente nazionale Appc

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