Ancora sulla mostruosità giuridica del D.L. 28 marzo 2014

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L’art. 3, commi 8 e 9, del DL.vo n. 23/2011, il legislatore Italiano, la dichiarazione di incostituzionalità della norma, la reiterazione della stessa, Guido Calabresi, il Professor Bickel e la sez. 33 della” Charter of. Rights and Freedoms” canadese :ovvero perché talvolta pensiamo che il legislatore italiano non sia sufficientemente preparato in diritto ? Forse (e purtroppo), lo è anche troppo.

Da varie parti si è lamentato il fatto che il nostro legislatore abbia voluto “rimediare” alla dichiarazione di incostituzionalità (Corte Costituzionale, Sentenza n. 50 del 14 marzo 2014), dell’art. 3, commi 8 e 9, del DL.vo del 14 aprile 2011 n. 23, riproponendo, sostanzialmente, con il DL 28 marzo 2014 n. 47 convertito in legge 23 maggio 2014, n. 80, la “prorogatio” della norma dichiarata incostituzionale, fino al 31 dicembre 2015; ora il pretendere di continuare a munire di efficacia giuridica da parte del legislatore, una norma già dichiarata incostituzionale, parrebbe a prima vista, una sorta di arbitrio, che dovrebbe, in un paese normale, avere pesanti ripercussioni di carattere politico – giuridico, anche sul piano delle scelte politiche nazionali.

Invece la cosa è passata quasi inosservata, se non fosse per alcune doglianze svolte, ad esempio e guarda caso, dalla APPC. Si tratta di una sorta ircocervo giuridico, in quanto la mera violazione di norme fiscali non può produrre gli effetti già dichiarati incostituzionalmente inammissibili e sulla durata del contrato e sul canone voluto tra le parti ; ancora di più il DL n. 47/14, convertito in legge n. 80/14, viene a salvare senza motivo sostanzialmente apprezzabile gli effetti di una norma da considerarsi come non più facente parte del nostro ordinamento (si veda l’art. 136 della Costituzione).

Già a prima vista il contestabile emendamento della legge di conversione n. 80/14 del DL n. 47/14, se interpretato in via estensiva, parrebbe incongruo con il nostro sistema giuridico, salvo ipotizzare una sorta di “raptus di conversione” da parte dei nostri parlamentari : è però, forse, non è del tutto così ; rileggendo Guido Calabresi (Il mestiere di giudice. Pensieri di un accademico americano, Il Mulino, Bologna 2013, pag. 65 e segg.), notiamo come il Professor Bickel della Yale University, avesse ritenuto che l’illegittimità di una legge per contrasto con la Costituzione, non impediva al legislatore di riproporla, rimediando eventualmente ai suoi vizi, ovvero riproporre la legge solo per un periodo temporale di efficacia e validità, quando detta norma venisse sentita come “necessaria ed indispensabile” del corpo elettorale, è, quindi, dal popolo, attraverso i suoi rappresentanti.

Tale “tecnica legislativa”, è stata anche recepita dalla sez. 33 della Carta Costituzionale Canadese.

E però sorge spontaneo il dubbio: veramente il nostro Parlamento in sede di legge di conversione del DL n. 47/14 ha voluto fare riferimento al Professor Bickel, alla Costituzione del Canada e a Guido Calabresi ? La volontà popolare premeva così forte in tal senso? Viene invece da pensare che si sia ritenuto di infilare (o rifilare) una norma in sede di legge di conversione, stare tutti zitti, fare finta di niente e aspettare eventualmente che (ovviamente il più tardi possibile), qualche sollecito e zelante Giudice riproponesse la questione davanti alla Corte Costituzionale; se però è così dobbiamo pensare che il Parlamento ritenga che il copro elettorale porti, come si diceva una volta “l’anello al naso”.

Forse questa è la spiegazione più semplice, ma non per questo meno esatta.

Avv. Negro Roberto
Centro Studi APPC

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