Al via la riforma del catasto: ma a che serve?

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Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo al decreto legislativo per le commissioni censuarie che dovranno “validare”le funzioni statistiche “atte ad esprimere la relazione tra il valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale e per ciascun ambito territoriale anche all’interno dello stesso comune”.

Evitando di continuare a torturare il lettore con altro virgolettato (per chi vuole provare i brividi dell’immersione totale nell’iperburocratico gergo ministeriale si legga l’art. 2 della legge 11 marzo 2014 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n° 59 del 12 marzo 2014) diciamo che è stato dato il via al primo atto della riforma del catasto.

Quando arriverà conclusione nessuno lo sa, c’è chi dice tre anni (i più ottimisti) chi cinque (alcuni addetti ai lavori) chi dubita (i più pessimisti) che il processo sarà mai concluso (e quelli che avranno il coraggio di inoltrarsi nella lettura dell’art. 2 sopracitato andranno ad infoltire le schiere di questi ultimi).

Quello che è certo è che il costo per la costituzione e il funzionamento di questa elefantiaca struttura (106 commissioni censuarie locali più la commissione censuaria centrale tutte articolate in tre sezioni per catasto terreni, catasto urbano,revisione del sistema estimativo) non sarà certamente irrilevante.

Ma a quale fine si costruisce questo mastodonte? Per equità fiscale, rispondono in coro i politici e i loro corifei, così le rendite saranno finalmente equiparate ai valori di mercato!

Ma è un inganno perché la casa, di ogni categoria, popolare, borghese o di lusso, è

stata usata come un bancomat dagli ultimi governi svuotando le tasche dei proprietari e tutto lascia pensare che in futuro sarà anche peggio, che i sindaci spendaccioni avranno sempre mano libera e pesante sulle aliquote per IMU e TASI o per come si chiameranno in futuro, che dietro alle rutilanti e spocchiose affermazioni della “Grande Riforma Fiscale” si celi la volontà di fare strame di quella equità fiscale di cui ci si riempie la bocca.

Forse era più urgente fermare lo sperpero del denaro pubblico che riformare le commissioni censuarie.

Avv. Mario Fiamigi

Vice Presidente Nazionale APPC

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