Vicenda Carige e applicazione tasse sulla casa…

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La contemporaneità della vicenda Carige e della applicazione , al massimo come da tradizione a Genova , delle tasse sulla casa , e’ spettacolarmente emblematica delle contraddizioni che caratterizzano la condizione del cittadino genovese .

Costituirebbe un interessante materiale di analisi se qualche economista genovese si cimentasse nel provare a calcolare sia l’ammontare del gettito Imu- Tasi che quei capitali , ed in generale il patrimonio finanziario , produrrebbero se fossero investiti in immobili , sia di quanto diminuirebbe
corrispondentemente il carico fiscale per i pensionati proprietari di prima casa .
Se un pensionato con circa 1.000 euro di pensione e proprietario di una casa A/3 di 80 metri quadrati deve versare 700 euro di Tasi nelle casse di Tursi , quanto dovrebbero versare i titolari di patrimoni finanziari , se anziché ricoverarli in Svizzera li avessero investiti in immobili ?
Sono interrogativi imbarazzanti , perché squarciano la logica ipocrita o il pregiudizio di chi trova comodo continuare a rappresentare la proprietà immobiliare come esclusivo indice di ricchezza e su tale presupposto continua a giustificare una imposizione locale basata sul solo patrimonio immobiliare.
Una tassazione che , non a caso , emerge dai sondaggi come “la più odiata dagli italiani”.

Perché è la più ingiusta .
Infatti , anche se si può considerare che , in ambito urbano , determinati servizi ed infrastrutture pubblici siano finalizzati al patrimonio edilizio (manutenzione rete fognaria , strade , etc. ) , e se conseguentemente è legittimo ritenere che una parte del gettito comunale debba derivare dalla proprietà immobiliare , non ha invece alcun senso che tutti i servizi indivisibili ( illuminazione , verde , sicurezza , etc. ) vengano finanziati con una tassazione solo immobiliare a carico dei soli proprietari .
Una tassazione su base reddituale sarebbe indubbiamente più equa.

O quantomeno una tassazione a carico di tutti gli utilizzatori ( proprietari e inquilini ) , ad eccezione di quelli appartenenti alle fasce a reddito basso .Il legislatore nazionale , non a caso , istituendo la Tasi , aveva infatti previsto che una quota tra il 10 e il 30% dovesse risultare a carico dell’utilizzatore dell’immobile .
Senonchè alcuni comuni , e tra questi il Comune di Genova , hanno invece deliberato di applicare la Tasi solo ai proprietari di prima casa .
E’ una scelta che avvantaggia soprattutto i conduttori ad alto reddito ( quelli che per lo più occupano le case più signorili ) , e penalizza soprattutto i proprietari di prima casa a basso reddito (perché la Tasi si calcola in base al valore catastale dell’immobile e non in base al reddito del proprietario ) .

Ma , oltre che per tale aspetto di equità , è una scelta che suscita perplessità nella misura in cui evita che tutti i cittadini ( proprietari e conduttori ) risultino ugualmente e fortemente interessati al controllo della esistenza di un corretto rapporto tra costi dei servizi comunali e qualità dei servizi stessi .
Elude quindi l’obiettivo di una riorganizzazione della fiscalità locale che da un lato risulti maggiormente rispondente ad un criterio di contribuzione rapportata alla complessiva capacità economica degli utenti , e dall’altro che debba essere sempre più vincolata alla coerenza con il giusto costo e la qualità dei servizi ricevuti dai cittadini .
E’ malevolo sospettare che le amministrazioni comunali preferiscano continuare a confrontarsi con una quota ampia di assistiti gratuiti piuttosto che con una vasta platea di contribuenti esigenti ?

Avv. Marco Evangelisti
Presidente Nazionale A.P.P.C.

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