Piano casa due

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All’esame del prossimo Consiglio dei ministri approderà, su proposta del ministro delle infrastrutture, Maurizio Lupi, il “piano casa due”, che prevede una serie di provvedimenti: alcuni già introdotti dal precedente piano casa, a cui vanno aggiunti altri destinati al recupero dell’edilizia pubblica, ma tutti nella direzione di affrontare l’emergenza sociale della casa.

Tra i provvedimenti previsti, l’Appc, associazione piccoli proprietari case, rileva:

          l’abbassamento dal 15% al 10% dell’aliquota della  cedolare secca da applicare agli affitti  a canone concordato,  finalizzata all’  introduzione sul mercato degli immobili finora tenuti sfitti,

          finanziamento di un fondo per la cosiddetta morosità incolpevole,  per garantire dal rischio della morosità quegli inquilini che attraversano difficoltà momentanee, al fine di prevenire  procedimenti di sfratto,

          un plafond casa che la Cassa depositi e prestiti metterà a disposizione delle banche  per garantire il finanziamento di mutui agevolati per l’acquisto di abitazioni, ma anche per interventi di ristrutturazione, da destinare soprattutto a giovani coppie  o a famiglie con soggetto disabile, o a famiglie numerose,

          un piano di recupero dell’edilizia popolare con agevolazioni  agli enti possessori di immobili, ma anche agli inquilini, per i quali è prevista la possibilità di riscatto dell’alloggio.

Analizzando la portata dei provvedimenti ci si accorge che l’abbassamento dal 15% al 10 % della cedolare secca può diventare un falso miraggio, privo degli effetti sperati di immissione sul mercato di immobili sfitti, qualora fossero stralciate le agevolazioni IMU sui contratti concordati, con perdita, quindi, di appetibilità: in questa ipotesi andrebbero deluse anche le aspettative dell’Appc, che   sperava  in un cambio di rotta, con decisioni  che potessero meglio incidere sulle fasce più deboli. Comunque un ampliamento dell’offerta sul mercato dell’affitto, a parere dell’Appc, potrebbe essere consequenziale anche alla rimodulazione dell’ aliquota della cedolare secca sui contratti a canone libero.

Ma, elemento di notevole impatto sul canale dell’affitto è dare certezza al proprietario di riottenere la libera disponibilità dell’immobile  alla scadenza contrattuale prevista, senza che egli debba affrontare costi e tempi biblici di rilascio.

Si prende atto, tuttavia, che il piano, in una situazione di grave crisi economica, con un incremento esponenziale del disagio abitativo,  tenta di sostenere le famiglie che, colpite   dalla perdita di posti di lavoro, incorrono  in situazioni  di morosità incolpevoleo che hanno difficoltà a pagare le rate dei mutui  ipotecari  concessi  per l’acquisto o per la realizzazione  di interventi di ristrutturazione  di un immobile  adibito ad abitazione principale.

L’Appc spera che  si dia attuazione agli interventi con rapidità, in quanto l’efficacia della politica  sociale della casa  dipende molto anche dai tempi di attuazione, ed auspica che il ministro Lupi, con un atto di coraggio, cerchi di tradurre in certezza il diritto di rilascio dell’immobile, secondo quanto contrattualmente previsto: provvedimenti determinanti e sensibili  al decollo dell’ immissione, sul mercato delle locazioni, di immobili sfitti.

 

dott. Flavio Maccione

segretario generale nazionale Appc

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