Semplificazione dell’impugnazione delle delibere assembleari

condominio

Si vuole qui segnalare, anche se trattasi (forse) per il lettore di cosa ovvia, come la recente novellazione in materia di Condominio, abbia previsto alcune importanti novità in materia di impugnazione delle delibere condominiali che, in alcuni punti, potrebbero far sorgere problemi applicativi ed interpretativi.

Il nuovo dettato dell’art. 1137 c.c., stabilisce che ogni condomino assente, dissenziente o astenuto, in ordine alle deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di Condominio, possa adire l’autorità giudiziaria, nel termine di 30 giorni, al fine della richiesta di annullamento della delibera stessa, come già previsto, peraltro, dalla normativa antea vigente.

Come già si può evincere dalla semplice lettura di quanto sopra, è stata introdotta la novità della possibile impugnazione anche da parte del condomino astenuto, in contrasto con alcune  pronunce giurisprudenziali, che ritenevano la posizione dell’astenuto non equiparabile a quella del condomino dissenziente e/o assente; il che, ad avviso di chi scrive, parrebbe addirittura  “premiale” nei confronti della posizione del condomino “ignavo”.

Altra novità è l’introduzione all’art. 1137 c.c., della frase “può adire l’autorità giudiziaria”, che rispetto a quanto previsto antea e cioè, che “ogni condominio dissenziente può fare ricorso all’autorità giudiziaria”, parrebbe propendere per la necessità di provvedere all’impugnazione della delibera con l’ordinario atto di citazione, anziché con ricorso, eliminando, pertanto, la annosa (ed in pratica inutile) “querelle” tra chi riteneva che l’impugnazione dovesse effettuarsi con ricorso (vedi: Cass. n. 14560/2004), e chi riteneva che l’impugnazione dovesse essere proposta con citazione (vedi: Cass. n. 6205/1997).

Al di là del (forse) lodevole intento del legislatore, l’espressione usata dal testo novellato non è però del tutto perspicua, in quanto sarebbe stato  più semplice (e meglio) precisare che l’impugnativa da svolgersi, doveva essere proposta con ordinario atto di citazione.

Ad avviso di chi scrive, poi, anche l’ultimo comma dell’art. 1137 c.c., parrebbe introdurre un meccanismo eccessivamente farraginoso  e complicato in quanto, forse, bastava fare riferimento per quanto attiene alla istanza di sospensione della delibera, che la stessa poteva essere proposta ante causam (e mutatis mutandis) adottando una previsione normativa simile a quella di cui all’art. 283 c.p.c. (anche se tale norma fa riferimento al giudizio di appello, ma nulla ne vieterebbe un’applicazione a carattere “generale”, in materia di Condominio).

Non pare poi che la norma abbia portato chiarezza sulla distinzione dottrinale e giurisprudenziale tra deliberare nulle e delibere annullabili: l’intervento del legislatore sul punto sarebbe stato auspicabile, anche per eliminare in radice (possibili) diverse e contrastanti soluzioni giudiziali.

Invece ed infine, stante la particolare “caratteristica” del Condominio (e dei condomini) e la struttura dello stesso, parrebbe a chi scrive, che la necessità della previa mediazione – conciliazione, prevista per le controversie in materia di Condominio, ai sensi dell’art. 71 quater disp. att. c.c., introduca sostanzialmente una duplicità di procedure in quanto si può già, conseguentemente, dare per scontato che sia estremamente difficile trovare tra opposti e contrastanti interessi una soluzione conciliativa nell’ambito della mediazione in materia condominiale.

Chi scrive, però, si augura di essere stato sul punto un cattivo profeta!

 

avv. Roberto Negro

Componente Centro Studi APPC

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