W la service TAX… o NO?

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Abbiamo accolto con grande, anzi grandissima, soddisfazione l’annuncio del Governo di voler riformare in modo strutturale la fiscalità immobiliare, attraverso la sostituzione dell’IMU con una nuova imposta comunale sui servizi.

Oibò, ma è proprio quello che APPC ha sempre chiesto sin dai tempi eroici (vabbè, rispetto a quelli che stiamo vivendo lo erano) dell’ISI poi diventata ICI ed infine IMU.
Sempre di imposta patrimoniale si trattava e si tratta, sempre di un balzello che colpisce un bene che non produce reddito si trattativa e si tratta, calcolato su una base imponibile soggetta a lievitazioni esponenziali a colpi di bacchetta magica per coprire le esigenze (inestinguibili) di cassa di stato e comuni, e inserito in un sistema in cui il cittadino suddito era privo di ogni difesa senza possibilità pratica di ricorrere ad un giudice imparziale.

Ma ora finalmente, dopo tante battaglie, ecco l’improvvisa conversione sulla via di Damasco, il Governo di S. Paolo-Letta si pente dei soprusi perpetrati dai precedenti esecutivi  e vara una riforma che avvicina l’Italia al Regno Unito dove da decenni vige la council-tax, la tassa sui servizi che grava su chi abita l’immobile.

Da non credere.

Infatti ci crediamo poco. Perché della service-tax non si sa ancora nulla, ma arrivano rumors che non lasciano tranquilli. C’è incertezza su tutto, non si capisce chi in effetti pagherà, non si capisce se l’IMU resterà in vigore per le case non destinate ad abitazione principale e quindi non si capisce come le due imposte potranno intrecciarsi, non si capisce alla fine quanto tutto questo costerà al contribuente.

Le prime inquietanti notizie apparse sulla stampa paventano una stangata anche superiore all’IMU e c’è anche chi parla di nuova IMU mascherata. Non resta che attendere solo qualche giorno se davvero il Governo rispetterà il termine della metà di ottobre per la presentazione della riforma. Aspettiamo,quindi. Con (poca) fiducia.

Avv. Mario Fiamigi

Vice presidente nazionale APPC

 

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