Audizione alla commissione finanze della camera

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Audizione Associazione Piccoli Proprietari Case

V. Presidente Nazionale – Fabio Coglitore

Egregio Presidente, nel ringraziarla dell’opportunità di questo incontro la informo che L’APPC, in via preliminare ha un’opinione favorevole all’introduzione di questo decreto che seppur in ordine sparso ha provato a toccare i temi principali per poi mettere le basi ad una vera riforma sulla fiscalità immobiliare.

Tuttavia alcuni aspetti vanno approfonditi e per capire come fare bisogna ripercorrere gli ultimi 20 anni della nostra storia e partire dal 1992.

Alcuni di voi Onorevoli Deputati sono troppo giovani per ricordare l’introduzione della legge estiva n. 359/92 (Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica) che l’allora Governo Amato appena insediato emanava introducendo l’Imposta Straordinaria sugli Immobili (ISI), imposta salva Italia dopo tangentopoli. Questa imposta da li a poco sarebbe diventata a regime con il nome di ICI.

Fino al 2008, nonostante le nostre battaglie, nulla avevano fatto Stato e Comuni per togliere l’ICI sulla prima casa che fu definitivamente esentata dal Governo Berlusconi appena insediato

Successivamente nel 2011 il ministro Calderoli riapriva le danze inserendo L’IMU nel decreto legislativo sul federalismo municipale.

Vero è che sia nel 1992 che nel 2011, prima con i patti in deroga e poi con la cedolare secca il legislatore provava ad agevolare il proprietario che metteva in locazione il proprio appartamento, così da compensare il balzello impositivo.

Infine è storia contemporanea l’anticipazione dell’IMU da parte del Governo Monti che ha definito la non applicazione in Italia dell’imposta sulla prima casa “un anomalia del nostro ordinamento”, trovando il nostro fermo diniego ad una tale affermazione in quanto i proprietari in Italia si sono sostituiti allo stato acquistando direttamente la casa da adibire a principale abitazione.

Veniamo ora ad affrontare le tematiche del Decreto 102/2013 per le quali siamo stati chiamati e più precisamente gli articoli 1,2,4 e 6.

Leggendo l’intervento del relatore On. Marco Causi si evincono interessanti aspetti, alcuni condivisibili altri un po’ meno, tuttavia esprimiamo la nostra soddisfazione su alcuni passaggi della Commissione Finanze e ne prendiamo atto. Il Decreto è senza meno un provvedimento a carattere provvisorio, il relatore infatti individua tre elementi di incertezza.

Condividendo a pieno le problematiche sull’affrontare le numerose questioni (IMU, IVA, missioni internazionali, cassa integrazione), un appunto è mosso al relatore, quando porta a confronto la tassazione italiana con gli altri paesi, non tenendo in considerazione che nel nostro caso oltre l’80% delle famiglie è proprietaria della prima casa in altri paesi invece lo Stato è intervenuto in luogo dei proprietari. Inoltre mi sembra demagogico consultare le banche dati internazionali per evidenziare che solo in Mongolia, Niger, Congo e Yemen è esentata l’abitazione principale dall’imposta patrimoniale reale.

Il nostro parere è che un imposta sui servizi debba essere equa e il più possibile condivisa, ci piacerebbe un serio e serrato confronto con le istituzioni e non solo un audizione di pochi minuti, della quale comunque ringraziamo il Presidente per averci convocato. Rimaniamo comunque favorevoli e convinti che l’istituzione dell’imposta locale sui servizi debba rimanere a carico di tutti gli usufruitori e non solo dei proprietari di case. Al proprietario reo di non trasferire il proprio immobile all’estero, come invece possono fare i titolari di altri tipi di patrimonio, non rimane che sperare che i soldi finora tolti a vario titolo sull’immobile non vadano ulteriormente utilizzati per coprire i buchi di bilancio di Stato, Regioni e Comuni.

Per le locazioni invece un plauso va fatto al tentativo di rilanciare il mercato sui canoni concordati abbassando di 4 punti la cedolare secca, rendendola appetibile al proprietario titolare di redditi medi. Va altresì ricordato che se questa è la via maestra, il Ministero delle Infrastrutture dovrà senza indugio convocare le parti per rinnovare la convenzione nazionale ferma ormai da oltre 10 anni all’emanazione del decreto Martinat.

RingraziandoVi della opportunità datami porgo i saluti di tutta l’APPC.

IL VICE PRESIDENTE NAZIONALE- FABIO COGLITORE

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