L’antipolitica della casa

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Metti l’IMU, togli l’IMU, aumenta le tasse sulla casa, restituisci le tasse che hai messo, fai i contratti di locazione agevolati e nel contempo distruggi la locazione tassandola in modo folle, introduci la cedolare secca ma non la rendi conveniente, e via cianciando nella più folle, squallida e schizofrenica esibizione della classe politica che mai, nella pur non brillantissima storia dei partiti della seconda repubblica, avevamo visto prima.

Una corsa a chi le spara più grosse senza che si intravveda un progetto minimamente coordinato, un programma serio costruito con buonsenso, una visione che vada oltre, anche solo di un passo, all’arraffare in qualunque modo una manciata di voti.  Eppure non si sta parlando di quisquilie ma della casa che insieme a lavoro e salute costituisce la triade dei beni primari a cui dovrebbe attendere la gestione della cosa pubblica.

Proprio la casa è la prima vittima della malapolitica le cui conseguenze nefaste colpiscono il cuore economico e sociale del paese.

Economico perché picconare la casa ha significato decine di migliaia di posti di lavoro persi nell’edilizia, far dimezzare il numero delle compravendite in sei anni, far crollare il settore manifatturiero legato all’abitazione(rubinetti, piastrelle, mobili, elettrodomestici, infissi ecc),azzerare l’investimento dei grandi operatori stranieri.

Sociale perché si impedisce a famiglie, giovani, single di accedere al bene casa, si accentua il deterioramento degli edifici perché mancano le risorse anche per la manutenzione ordinaria, si moltiplica la richiesta  di social housing a cui i comuni non sono in grado di far fronte se non con ulteriori aumenti di tasse alimentando una spirale perversa, si aggrava il degrado urbanistico, specialmente nei grandi centri urbani, dove si vive sempre peggio perché le città sono più sporche, più brutte, più pericolose.

Uno scenario da incubo che fa venire ancora più rabbia sapendo che oggi la tecnologia offre straordinarie possibilità per migliorare la qualità di vita nelle città e nelle case, basti solo pensare alle innumerevoli applicazioni dei progetti smart city, della domotica, dell’edilizia verde.

Cambiare la politica della casa è un dovere a cui tutti sono tenuti a dare un contributo perché l’alternativa è sprofondare nel terzo mondo. Per l’APPC è la ragione della propria esistenza.

Mario Fiamigi

Dirigenza Nazionale APPC

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