La prorogatio dei poteri dell’amministratore

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L’amministratore dura in carica un anno, almeno fino a quando non sarà entrata in vigore la riforma del condominio, cinque mesi ancora.  La durata del mandato non può esser derogata né dalla volontà dell’assemblea e né per disposizione di regolamento di condominio.
Ciò significa che in tal caso, le diverse pattuizioni che fossero contemplate o dal regolamento condominiale o dalla delibera d’assemblea sarebbero radicalmente nulle.

Ad ogni modo, l’amministratore del condominio continua a mantenere questa funzione fino a quando non venga sostituito da altro professionista.

La ratio di questa disciplina è proprio quello di garantire al condominio di avere continuità di gestione, in modo che l’amministratore possa ottemperare continuare a svolgere tutta una serie di funzioni e di impegni, fra cui quello di convocare un’assemblea condominiale e riscuote i contributi condominiali, rappresentare il condominio nei giudizi pendenti .. insomma l’amministratore può e deve continuare a svolgere tutti i compiti stabiliti per legge nei limiti di cui all’art 1130 c.c. .

Conseguentemente l’amministratore ha il compito di intervenire per prevenire e evitare tutte le conseguenze negative di un crollo dell’edificio.

La scadenza dell’incarico non esonera l’amministratore dall’obbligo di eseguire tutti gli interventi necessari ed urgenti che l’interesse del condominio richiede.

Perciò, se del caso, interverrà per il ripristino delle parti comuni rovinate da fattori imprevedibili e non preventivati. Ovviamente rimangono inalterate le proprie responsabilità. Perciò, l’amministratore non sarà esonerato dal compito di svolgere tutte le delibere del caso, quand’anche avesse rassegnato le dimissioni.

Perciò sia in caso di revoca sia in caso di dimissioni le funzioni dell’amministratore continuano ad essere inalterate fino a quando non venga sostituito da altro difensore.  Nasca però il disagio concreto dell’amministratore che per quanto voglia dimettersi o per quanto venga sfiduciato da un condominio che però non riesce ad esprimere la rappresentatività di altro rappresentante, tuttavia è”costretto” a svolgere il suo operato seppure nel generala clima di diffidenza.

In questi casi, sarà opportuno chiedere al tribunale del luogo in cui l’amministratore svolge la sua attività la nomina di altro amministratore.

Sarà però, necessario produrre almeno due delibere da cui si deduca in modo evidente questa impossibilità del condominio di esprimere un nuovo amministratore.

Questo secondo la prassi instaurata recentemente dal Tribunale di Milano.

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