Conflitto di interessi

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Conflitto di interessi e voto in assemblea

Uno dei problemi che spesso l’amministratore deve affrontare è proprio quello relativo al conflitto di interessi.
Capita che un condomino si faccia portavoce di un interesse contrario a quello del condominio.
Ad esempio è amministratore di una società di pulizie che poi gestisce il servizio di pulizie nel condominio.

In questi casi come ci si comporta?

La giurisprudenza di Cassazione un tempo riteneva applicabile al condominio la disciplina codicistica in tema di società di capitali. Per questo fino al 1997 si è pronunciata in un certo senso per poi modificare il proprio orientamento. La Cassazione appunto spiegava che il voto del “condomino in conflitto” non poteva esser considerato valido ai fini della formazione della volontà deliberativa.

Ciò significa che il voto del condomino veniva escluso dal computo della maggioranza assembleare.

Fino alla sentenza n. 7226 del 6.8.1997.

Successivamente l’orientamento della Suprema Corte è cambiato quando ha spiegato che le maggioranze assembleari vanno conteggiate in ragione di tutti i condomini, sia quelli che si fanno portavoci di un interesse proprio sia di quanti non lo siano.

Infatti, la Cassazione con sentenza  n. 1201 del 30.1.2002 ha chiarito che le maggioranze necessarie per approvare le delibere sono quelle inderogabili richieste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti e al valore dell’intero edificio. Perciò, maggioranze per la validità delle delibere d’assemblea si calcolano in ragion sia della totalità dei partecipanti sia in ragion del valore complessivo dell’intero edificio.

Infatti, i quorum deliberativi sono stabiliti per legge e, perciò, questi non possono esser modificati dal dubbio del conflitto di interessi.

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