La stangata IMU

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Improvvisamente i mass media, sull’onda degli allarmi lanciati da ANCI e UIL, hanno scoperto che il saldo IMU sarà una stangata.
La UIL paventa la sparizione delle tredicesime, incenerite nell’infernale braciere fiscale, avendo scoperto che la quasi totalità dei comuni ha aumentato o lasciato invariata l’aliquota della prima casa (solo il 6,8 % l’ha diminuita) mentre quelli che hanno aumentato le aliquote delle seconde case rispetto all’aliquota base -già altissima- raggiungono percentuali bulgare (mi scuso con la Bulgaria che non centra nulla con il nostro fisco vampiresco).

Qualcuno dovrebbe anche ricordare alla UIL che milioni di Italiani non hanno la tredicesima e dovranno pagare l’IMU prelevando le risorse dai loro risparmi, ammesso che abbiano ancora da parte qualche spicciolo. L’ANCI (che è l’associazione dei Comuni) non si limita a prevedere “una vera e propria batosta sui proprietari di immobili” ma ci spiega che le maxi aliquote applicate dai Comuni sono “una scelta obbligata” ma che ciò nonostante lo sforzo dei cittadini “non porterà giovamento alle casse dei comuni”.

E’ una notizia veramente sorprendente perché, secondo la UIL, i Comuni incasseranno alla fine dell’operazione IMU 14,8 miliardi mentre lo stato si limiterà ad intascare 8,4 miliardi di euro.
Il cittadino qualunque, che è quello che approvvigiona i miliardi per stato e comuni ( e per l’infinita lista degli apparati pubblici)   non può non domandarsi di quale colossale montagna di danaro i comuni avrebbero bisogno per portare giovamento alle loro esangui finanze: 25 miliardi, 30 o  50?

I cittadini attendono ansiosi la risposta dell’ANCI insieme a qualche altra informazione circa le spending revews effettivamente avviate dalle amministrazioni, le iniziative per realizzare un effettivo controllo dell’opinione pubblica sulle spese e sulle entrate, per attuare la trasparenza degli atti e della gestione, per rendere il comune, l’istituzione più vicina alle persone e che quindi dovrebbe essere più sensibile ai problemi quotidiani, una casa di vetro.

Sarebbe il minimo per lenire le conseguenze di una stangata fiscale senza precedenti che, unita alla crisi più grave mai avvenuta, avvicina migliaia di persone alla soglia della povertà,.Entità e conseguenze del colpo di maglio che si sarebbe abbattuto sui contribuenti erano assolutamente prevedibili un anno fa al varo della manovra  come l’APPC aveva immediatamente denunciato chiedendo contestualmente ai Comuni uno sforzo straordinario per diminuire o almeno non aumentare le aliquote base e per aprirsi ai cittadini dimostrando che almeno gli amministratori comunali erano in grado di rifiutare la logica della casta.

Sono passati 12 mesi senza che nessuno abbia raccolto la denuncia e la richiesta e oggi all’immediata vigilia della seconda maxi rata arrivano gli allarmi di sindacati che non risulta siano stati in  prima fila a combattere gli sprechi e le lacrime di coccodrillo dei comuni. E si sa che i coccodrilli hanno una fame insaziabile.

Mario Fiamigi

Direzione Nazionale APPC

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