Imposte patrimoniali e federalismo fiscale

imposta-patrimoniale

Vorrei iniziare questo intervento con alcune citazioni di Adam Smith  tratte dal suo testo più conosciuto e pubblicato alla fine del 1700, La Ricchezza delle Nazioni.

“L’imposta che ogni individuo è tenuto a pagare deve essere certa e non arbitraria. L’incertezza del sistema fiscale incoraggia  l’insolenza dei funzionari e favorisce la corruzione.

Un’imposta può sottrarre dalle tasche del popolo  molto più di quanto faccia entrare nel tesoro pubblico.

L’assoggettamento del popolo alle visite frequenti e all’odioso controllo degli esattori può esporlo alla vessazione e oppressione.”

Credo che ogni governante, la sera prima di  assopirsi, dovrebbe  rileggersi queste  citazioni

Ormai siamo abituati  dalle disposizioni fiscali emanate in continuazione ,ormai con effetto retroattivo: un provvedimento non riesce a divenire operativo che viene immediatamente modificato spesso da circolari dell’Agenzia delle Entrate  che violano il diritto alla trasparenza ed alla certezza..

Gli operatori economici, i comuni cittadini non sanno più quale  sia il carico fiscale reale, si parla di un carico fiscale  di quasi il 50%, ma è un dato approssimativo a cui aggiungere i costi burocratici degli adempimenti. Nessuno ormai  è  in grado di fare  un programma  di investimento attendibile  perché non è in grado di calcolare il carico fiscale reale.

Si parla sempre più spesso di  imposta patrimoniale, in verità una simile imposta, come vedremo dopo, esiste già e si chiama IMU .

Oggi si parla sempre più spesso di imposta patrimoniale su grandi patrimoni, ma chi ne parla non spiega però  quale aliquota intenderebbe applicare e  cosa intende per grande  patrimonio.

Il patrimonio del contribuente è costituito, in un preciso momento, dalla differenza tra il complesso delle attività e quello delle passività. Ma è chiaro che non esiste oggi una anagrafe del patrimonio né dei criteri  oggettivi applicabili per la sua determinazione.

L’unico patrimonio censito, pronto ad essere aggredito dal vampiro, è quello immobiliare. Quindi quando si accenna alla introduzione di patrimoniale  è chiaro il riferimento al patrimonio immobiliare. Ma anche su questo non si è chiari, si parla di grandi patrimoni, ma si evita  un riferimento preciso  alla entità da sottoporre a tassazione. E’ ormai acquisito che se si vogliono recuperare risorse  adeguate il patrimonio immobiliare da colpire  è tutto quello esistente senza distinzioni. Di fatto si colpisce il salvadanaio dei cittadini, la ricchezza materializzata, frutto di sacrifici e rinunce, si colpisce la formica  che in estate ha sudato e si avvantaggia la cicala. Si preferisce  risanare i conti pubblici non colpendo la spesa parassitaria, i costi della politica, delle istituzioni pletoriche ed inutili, del pubblico impiego, ma l’unico patrimonio visibile: la casa e gli immobili in genere. Provate il nuovo redditometro e scoprirete se siete tra le 4 milioni di famiglie e  a cui lo stato chiederà di più o le altre 17 milioni che verranno spennate quanto prima.

L’introduzione dell’IMU è un esempio di come si intende sanare le finanze pubbliche creando distorsioni sul mercato e colpendo solo alcuni contribuenti.

La sua introduzione  ha reso  non conveniente la stipula di contratti di locazione concordati, quei contratti di durata  inferiore ai quattro anni, ma per i quali il canone era  assoggettato ad una tassazione  più favorevole.

Infatti una delle variabili motivazionali che può portare alla scelta della tipologia di contratto concordato è proprio la convenienza fiscale, minore irpef, imposta di registro, ma anche minore Ici ora IMU.

Oggi, dopo il decreto così detto salva Italia, la flessibilità prevista per  ICI per i contratti concordati sembrerebbe tramontata con la introduzione dell’Imu.

Il principio del federalismo fiscale è un vecchio principio della democrazia americana, ma non assimilato nella cultura politica di tipo centralistico dell’ordinamento fiscale del nostro paese, nato da una visione burocratica napoleonica ed attuato attraverso la solita approssimazione pasticciona  e pedestre dei nostri politici e burocrati nostrani che ha caratterizzato, soprattutto di recente, la produzione pletorica, ridondante, di norme affastellate e caotiche.

Il principio che avrebbe dovuto  motivare l’introduzione del federalismo fiscale  è quello di far finanziare i servizi prestati, in sede locale, con imposte che vengono pagate nel territorio di fruizione dei servizi e pagate dai  residenti che godono di tali servizi.

Il soggetto politico che ha il potere della imposizione fiscale  deve essere legittimato dal mandato elettorale:   nessuna tassazione  è legittima se non supportata da un mandato E’ un principio di civiltà che non informa se non in minima parte il nostro ordinamento.

Se si analizzano  i tributi, intesa tale terminologia in termini tecnici, si vede che nelle realtà degli enti locali la imposizione  spesso e prevalentemente colpisce soggetti che non votano per le amministrazioni Comunali, Provinciali  o  Regionali che applicano il  tributo.  In realtà  le aliquote ICI ora IMU, sulle seconde case in particolare,  colpiscono spesso chi non vota per il soggetto impositore, si pensi inoltre ai contributi versati a quei baracconi che sono i consorzi bonifica, alla tassa di soggiorno, alla tassa  sui rifiuti che non grava sul rifiuto prodotto, ma fa riferimento ad altri  parametri e che spesso è più elevata per i non residenti o per coloro che non producono il rifiuto. Si pensi alla tariffa di parcheggio spesso studiata in modo da colpire soprattutto il non  elettore, ai privilegi accordati per l’uso di servizi finanziati da altri contribuenti solo ai residenti, alla nuova imposta di scopo ecc.

Il decreto  14/03/11 n. 23 (Disposizioni in materia di  federalismo fiscale) è uno dei decreti attuativi previsti dalla legge delega al Governo  (05/05/09 n. 42) che ha introdotto il criterio  di Ente Locale Virtuoso che cioè spende quanto incassa.

La Legge che dà inizio a questo percorso è la  n.  3 del 2001 (vecchia di dieci anni) che  introduce il principio della proporzionalità diretta:  i tributi debbono andare a vantaggio del territorio di pertinenza.

Veniamo ora al decreto legislativo n. 23 del 2011 che fissa  due  fasi di attuazione : uno  fino alla fine del 2013 e l’altro  dal 2014 con l’introduzione dell’Imu, imposta municipale unica. Vengono modificati gli assetti fiscali  tra Stato e Enti locali introducendo l’IMU  a decorrere dal  2014 (ora dal 2012). L’IMU sostituisce  Ici  e la componente  immobiliare Irpef (con relative addizionali) per i redditi fondiari dei beni non locati.

 

Per il 2011 ai comuni viene attribuito, non direttamente,  ma attraverso un Fondo speciale in cui affluiscono quanto segue:

1-     Intero gettito Irpef  dei redditi  fondiari (escluso quello agrario), imposta di bollo  e registro  sui canoni immobiliari

2-     Il 30% del gettito delle impose di registro, ipotecarie e catastali sugli atti di trasferimento  immobiliare e una  quota al 21,07% nel 2011 e del 21,6 per il 2012 del gettito della cedolare secca

La  funzione del Fondo sperimentale di riequilibrio  è quella di realizzare  in forma progressiva  e equilibrata territorialmente  la devoluzione ai comuni del gettito sulla base di un accordo in sede di  conferenza  Stato-Città nel rispetto dei seguenti parametri:  per il 30% sulla base dei residenti e, al netto di tale quota , verrà destinato il 20%  ai comuni più piccoli.

Viene quindi istituito un Fondo speciale  perequativo  (art. 13 del decreto), per il finanziamento delle spese di Comuni e province, ma ciò successivamente alla determinazione  dei fabbisogni standard  per le funzioni essenziali.

Ai comuni viene attribuita  una compartecipazione  al gettito iva  (da determinare con decreto) nella misura del  2% del gettito  Irpef.

Si prevede inoltre  la determinazione di criteri per  attribuire ai comuni  una parte del gettito fiscale  con riferimento   ai consumi che si  sono determinati nel territorio.

  Si prevede inoltre una partecipazione dei comuni alla lotta all’evasione attribuendo  la quota del 50% del maggiore gettito  derivante dalla loro attività di accertamento.

La situazione della tassazione immobiliare ha raggiunto ormai effetti chiaramente espropriativi e se confrontiamo i dati con quelli di alcune città europee la situazione è desolante. Il decreto  prevede inoltre la introduzione di una imposta  municipale secondaria   in sostituzione  degli attuali tributi di occupazione di aree pubbliche, affissioni e pubblicità.

 

 

Pressione fiscale  in 5 città europee alla data del 31/12/11
dati dal sole 24 Ore

 MILANO

 MADRID

 PARIGI

 LONDRA

 FRANCOFORTE
 REDDITO IMPONIBILE       75.000   75.000    75.000    75.000             75.000
IMPOSTA SUL REDDITO       26.457   25.366    17.392    18.628             16.429
CANONE ANNUALE       18.000   18.000    18.000    18.000             18.000
IMPOSTA SUL CANONE         3.780     2.752      6.550      4.670               6.720
IMPOSTA SULL’IMMOBILE         1.216        855      1.500      2.107               1.932
TOTALE IMPOSTEIMPOSTE         4.996     3.607      8.060      6.777              8.652
REDDITO NETTO       61.547   64.026    67.547    67.594             67.918
INCIDENZA TASSE

33,82%

         31,15

27,37%

27,32%

26,97%

 

 

Vogliamo evitare di concludere queste nostre osservazioni in modo non propositivo.

La nostra posizione non è di natura poujadista, non crediamo che seriamente si possa ipotizzare una società senza imposte, ma crediamo nel libero mercato e ad una funzione sussidiaria dello stato.

Le imposte vanno contenute nei limiti della sopportabilità, non debbono distorcere il mercato e discriminare i cittadini. Una eccessiva presenza dello stato nella vita economica è portatrice di sprechi, gestioni clientelari e di distorsione dello sviluppo economico.

 

Ecco allora per quanto ci compete alcune formulazioni limitate all’imposizione fiscale sulla proprietà immobiliare :

 

  1. Trasformazione dell’IMU  in imposta sui servizi. Ciò consentirebbe di far pagare l’IMU a chi usufruisce del servizio e in proporzione alla qualità e quantità di beneficio che si ottiene  dello stesso.
  2. Riduzione/eliminazione oneri i urbanizzazione sulle ristrutturazioni e agevolazioni per il recupero del patrimonio immobiliare esistente.
  3. Eliminazione della tassa occupazione per opere di recupero e ristrutturazione.
  4. Tassazione non progressiva del reddito immobiliare.
  5. Eliminazione dei contributi ai consorzi.
  6. Rendere stabile la normativa sulla detrazione fiscale per le opere di recupero edilizio: detrazione  del 50%
  7. Liberalizzazione della professione di notaio e liberalizzazione delle tariffe e onorari con possibilità di trasferimento degli immobili con  scrittura privata autentificata da un qualsiasi pubblico ufficiale.
  8. Riduzione/abolizione imposta di registro sui trasferimenti o  deduzione se si riacquista un nuovo immobile entro un tempo definito (ciò avviene solo per la prima casa).

 

Nei prossimi giorni daremo corso ad una serie di iniziative pubbliche  dirette a  porre il problema agli enti, alle altre organizzazioni della proprietà  edilizia e ai  sindacati inquilini.

 

 

 

 

(Dott. Vincenzo Vecchio)

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