Saldo IMU, l’ennesima spremitura del piccolo proprietario?

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Con l’avvicinarsi del saldo IMU, ancora una volta Stato e Comuni alleati nello spremere il piccolo proprietario.

 

L’APPC SPEZZINA CRITICA NEI CONFRONTI DELLA GIUNTA FEDERICI SULL’APPLICAZIONE DELL’ALIQUOTE IMU

I Comuni di fronte alla scadenza del termine per fissare le aliquote IMU definitive, viste le esigenze di bilancio, hanno volato alto, e l’effetto combinato delle aliquote e della rivalutazione degli estimi catastali del 60%, la reintroduzione della tassazione sull’abitazione principale strangolano il piccolo proprietario con un effetto dirompente dal punto di vista sociale.

Fare quadrare il bilancio del Comune incidendo su quello delle famiglie è diabolico, il cane non può continuare a mordersi la coda. Occorre essere attenti per tagliare sugli sprechi, sulla spesa pubblica, sui costi della politica, occorre impiegare le risorse al meglio, occorre soprattutto mettersi sulla giusta lunghezza d’onda per ascoltare pensionati, cassaintegrati, lavoratori che hanno perso il posto di lavoro e non sanno più a chi rivolgersi, nemmeno “lo stato sociale” può aiutarli in quanto ancora proprietari “sulla carta” di una casa, che non è più loro visto che le spese di manutenzione ed i ratei del mutuo non sono in grado di pagarli, e l’esproprio è incombente.

La realtà spezzina non fa eccezione e la sofferenza latente è ormai palpabile, l’Appc ha potuto riscontrare che alla Spezia, più che in altre realtà nazionali il dissenso e lo stato di disagio della popolazione stanca di essere nel mirino delle tasse sono forti: significativo è che nella sede locale contro questa manovra siano state raccolte ben 6.152 firme. E’ necessario meditare sugli umori della gente comune e riflettere che non con solo tasse si risolvono gli elefantiaci problemi del paese e soprattutto non sarà l’abitazione principale a salvarlo!

La casa contribuisce, già, in modo consistente al bilancio delle imposte, e, sarebbe opportuno, oltre alla lotta all’evasione, al sistema della corruzione, operare sulla riduzione delle spese, salvaguardando ciò che ha effetti sulla crescita.

Si prende atto che il Comune della Spezia ha confermato le aliquote deliberate, mantenendo l’aliquota base sull’abitazione principale allo 0,40% nelle categorie più economiche, anche se si poteva, tenuto conto della dura realtà economico sociale spezzina, limare al ribasso come hanno fatto altri comuni più virtuosi,(come Framura e Portovenere, per restare in provincia, o Mantova, Biella, ecc. in campo nazionale).

L’Appc apprezza che il Comune, nel fissare l’aliquota allo 0,46% per le case concesse in locazione col canale concordato, abbia di fatto incentivato la tutela delle fasce deboli: ciò renderà più dinamico il mercato della locazione a canone calmierato, ma l’Appc è critica con l’applicazione dell’aliquota massima, in particolare sugli immobili sfitti. Lo sfitto, nella maggior parte dei casi, non è dettato da una libera scelta, ma dall’impossibilità del locatore di concedere in locazione un immobile con uno standard minimo di conforto e con impianti in sicurezza e quant’altro si rende necessario, non ultima la situazione del mercato degli affitti che non è in grado di dare attuazione a tutta l’offerta: oggi, fatto non trascurabile, le difficoltà economiche fanno sì che molte famiglie tendano di nuovo a riaggregarsi per dividere i costi. Il fatto che le seconde case siano schiacciate da un’aliquota così pesante produrrà anche un effetto boomerang, in quanto il blocco del mercato immobiliare si approfondirà e prolungherà: imposte gravose non possono condurre a crescita e sviluppo.

Il piccolo proprietario, poi, deve di nuovo imparare a districarsi nella giungla dei distinguo che sta per essere attuata Comune per Comune e che fa saltare qualsiasi principio di equità fiscale: per esemplificare il Comune della Spezia, come circa il 30% dei Comuni capoluogo, ciascuno pur con modalità difformi, ha varato un’aliquota agevolata allo 0,50% laddove nell’abitazione risiedano parenti di 1° grado (genitori/figli), in ragione di un immobile nel territorio comunale, ma se vi risiedono parenti di 2° grado (nonno/nipote) o collaterali (fratelli/sorelle) l’aliquota si alza allo 0,90%, a Genova per il beneficio dell’aliquota ridotta non bisogna possedere nessun altro immobile sul territorio nazionale.

L’appc ha recepito, comunque, che il dissenso ed il malumore sono sempre più serpeggianti e palpabili, pronti a sfociare in forme di protesta che suoneranno come punizione di tutta una classe politica che non ha compreso e non comprende che colpire con tasse senza puntare sullo sviluppo e sulla crescita è finire in recessione ed il settore immobiliare, che soffre di un complesso di inferiorità rispetto a tutti gli altri settori produttivi, è alla paralisi e con esso tutto il volano immobiliare.

La vera anomalia italiana è avere consentito alla casta politica di depauperare le risorse del paese, oggi, senza “professionali potature” alla spesa pubblica, ai costi della politica,  si tassano i sacrifici di chi, concretizzando un sogno, la casa, non ha gravato sullo stato sociale, ma costui, perso ciò che aveva conseguito, dovrà bussare alla porta di quello stato sociale sul quale prima non aveva gravato.

Non si salva l’Italia “espropriando” le case degli Italiani.

Ramona Gris

Vicesegretaria nazionale Appc

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