Una casa per gli anziani di oggi e di domani

anziani

Qualche giorno orsono il Presidente del Consiglio ha giustamente ricordato che uno statista pensa alle prossime generazioni mentre un politico pensa alle prossime elezioni.

Augurandoci quindi di vedere nascere una nuova generazione di politici-statisti perché al momento continuiamo a vedere sulla scena solo politici-politici, non sarebbe male se fosse il governo dei professori ad iniziare una nuova stagione riformatrice che guardi non solo all’emergenza e alla conseguente spremitura dei contribuenti e alla ancora conseguente depressione economica e morale.

Nessuno chiede la luna e forse i tempi non sono ancora maturi per un “new deal” roosveltiano ma alcune cose, magari piccole nell’impegno economico ma significative sotto l’aspetto simbolico possono essere fatte.

Per esempio affrontare il problema della casa per le persone anziane. Invecchiando la popolazione invecchiano anche le case, nel senso che per consentire anche a chi è avanti negli anni di continuare a vivere nella propria abitazione si rendono necessari interventi di ristrutturazione e trasformazioni interne.

Ed è inutile sottolineare quanto sia importante per l’anziano continuare a vivere nel proprio ambiente, a contatto con le cose e le persone che lo hanno accompagnato nel corso della proprio vita, evitandogli, quando possibile, il trauma dell’allontanamento e del ricovero nelle residenze protette.

Ma oltre all’aspetto umano e sociale un’operazione del genere avrebbe positivi risvolti economici considerando il costo enorme che ha per il servizio sanitario, e quindi per i contribuenti, l’assistenza di una persona in una struttura di ricovero.

Non solo, lanciare un’operazione del genere darebbe ossigeno all’edilizia, che è ormai alla canna del gas. Un’ occasione di lavoro per le imprese di un settore decisivo per l’economia e che ha sempre costituito il volano di ogni ripresa.

L’azione da svolgere dovrebbe da un lato prevedere la detraibilità fiscale per i privati committenti, dall’altro l’intervento della mano pubblico in aiuto ai proprietari meno abbienti. Nel contempo la burocrazia, che sempre intralcia e appesantisce gli interveti edilizi, dovrebbe essere eliminata o ridotta al minimo.

Le associazioni della proprietà potrebbero svolgere un ruolo importantissimo di collegamento tra privati,imprese e pubblica amministrazione. Sarebbe l’inizio di un ciclo virtuoso che porterebbe un concreto aiuto alle imprese locali, la creazione di nuovi posti di lavoro, l’adeguamento impiantistico e il miglioramento qualitativo delle case per gli anziani di oggi e di domani, e, last but not least, un risparmio anche a breve termine per le disastrate finanze regionali.

Una “spending review” anche etica e sociale.

Basta volerlo.

Avv. Mario Fiamigi

Consigliere Nazionale APPC

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