L’IMU, la casa e la nostra generazione

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L’introduzione dell’Imu sulla prima casa, fonte in un primo momento di ansia e preoccupazione, porta però ad un ragionamento assai più ampio, a ripercorrere le varie fasi della vita dell’Italia del dopoguerra.

Provare a capire quali sono i meccanismi che tante volte hanno portato il legislatore, in qualsiasi epoca, a colpire la “casa” con una serie di tasse che oggi si concretizzano in una vera e propria “patrimoniale”, sempre negata a parole, invece greve e becera come la classe dirigente attuale.

E allora la mente torna a quando, negli anni ’70-’80 del secolo scorso una delle fissazioni delle famiglie per i propri figli era trovare per loro un posto di lavoro stabile: il posto fisso sarebbe stato per sempre.

Ancora oggi un’ampia fetta della popolazione italiana che ha tra i 35 ai 55 anni, è nata e cresciuta con dei modelli educativi molto sani, incentrati sul dovere del lavoro e sull’amore per i figli e la famiglia. E pel loro c’era anche un indelebile imperativo categorico: “comprati casa!”

E a questo abbiamo dato tutti retta. La nostra generazione ha continuato a fare enormi sacrifici, quelli che avevano già iniziato le nostre madri e i nostri padri e ci siamo sostituiti allo stato comprandoci casa e indebitandoci con mutui trentennali che molti di noi ancora stanno pagando nonostante la grave crisi economica e finanziaria che ci colpisce da alcuni anni e che per chi sa quanti anni ancora ci colpirà.

I proprietari della proprietà diffusa, quelli che io e la mia associazione difendiamo, i piccoli proprietari, rappresentano oltre l’ottanta per cento della popolazione italiana e se lo Stato ha una piccola percentuale di case pubbliche è anche e soprattutto grazie a loro.

Fatta questa doverosa e sentita premessa provo ad analizzare i momenti storici del nostro paese che hanno portato ad una tassazione patrimoniale e non reddituale limitandomi al periodo che va dal 1992 ai giorni nostri, giorni neri per la politica fiscale sulla casa.

Erano gli anni di tangentopoli, il benessere finanziario ed economico drogato era esploso, i partiti storici di governo erano spariti, i loro vertici arrestati o esiliati e la cosi detta operazione “mani pulite” stava inesorabilmente scavando nello sporco che i politici, e non la politica, avevano prodotto. Distratti dalla mediaticità dell’evento e convinti che servisse un impegno di tutti per ripartire fu introdotta dall’allora governo Amato un’imposta straordinaria sugli immobili denominata ISI. Un’imposta una tantum non proporzionale che si applicava prelevando a tutti i proprietari il 3 per mille del valore catastale dei loro immobili.

Nel dicembre di quello stesso anno fu introdotta a regime (prendendoci a tutti in giro) l’Ici un’imposta che consentiva allo stato di tagliare i trasferimenti ai comuni che incassavano direttamente dai proprietari di case. Questo “balzello” sulla casa era in netto contrasto con l’articolo 53 della nostra costituzione che recita: ”Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

È in questo preciso momento che il legislatore ha capito dove poter attingere i soldi necessari: la casa. Niente di più facile, la casa è ferma, ha un valore certo dato dalla rendita catastale (certo si ma non giusto)… “Se non pagano ci rifacciamo sulla casa”… insomma con poche e semplici regole i proprietari sono costretti a mantenere la macchina del paese.

Negli anni seguenti fino ad oggi i legislatori hanno sempre aggiustato il tiro aumentando a volte le aliquote, a volte i moltiplicatori della rendita catastale, sempre per far tornare i loro conti.

Io personalmente sono stufo di essere chiamato ogni volta a pagare dei soldi per la salvezza del paese, se poi chi ruba non viene arrestato, chi sbaglia non paga alcuna conseguenza e la spesa pubblica a tutti i livelli rimane così alta da non consentire mai l’abbassamento della pressione fiscale.

Il diritto alla casa deve essere certo e la certezza la danno norme rigide e inflessibili. La politica sulla proprietà, sugli affitti, nel condominio si può e si deve radicalmente cambiare. Un paese sano deve dare un riconoscimento alle famiglie proprietarie di una sola casa, nella quale vive tutto il nucleo familiare che ha fatto enormi sacrifici per potersi comprare solo quell’abitazione. Lo stato italiano e le massime autorità dovrebbero premiarle e ringraziarle perché senza di loro il paese non sarebbe stato in grado di far fronte alle esigenze abitative. In luogo di questo invece cosa fa? Introduce l’Imu ai piccoli proprietari anche solo dell’unica casa, introducendo di fatto una vera e propria patrimoniale dei poveri.

Fabio Coglitore

(18 Giugno 2012)

Foto CC di ci_polla
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