L’IMU Genovese

IMU-Genovese

Come era facile prevedere l’intendimento del Comune di Genova circa l’applicazione delle aliquote IMU non è quello di contenerle al massimo anzi il contrario.

Così a fronte dell’aliquota del 5 per mille per l’abitazione principale, un punto oltre quella base, avremo  l’aliquota massima del 10,6 per tutti gli altri casi eccetto che per gli immobili affittati a canone concordato che godranno del “privilegio” di un’aliquota del 7,6 per mille.

Considerando che la base imponibile è stata rivalutata del 60% non è difficile immaginare che su tutti i proprietari, ma soprattutto su quelli che hanno la “fortuna” di avere concesso l’immobile in locazione ( o di averlo vuoto perché non riescono a reperire un inquilino od un acquirente, evento sempre più frequente come comprovano i numerosissimi cartelli affittasi-vendesi che fanno capolino nei portoni di tutte le zone della città) si sta per abbattere uno tsunami fiscale che porterà sconvolgimenti nel mercato locatizio.

Non occorre infatti eccezionale perspicacia per prevedere una valanga di disdette dei contratti perché ovviamente i locatori cercheranno di rinegoziare il canone a livelli più elevati per alleviare gli effetti della stangata e conseguentemente si avrà una crescita esponenziale del disagio abitativo.

E tale situazione risulterà ancora più grave per i contratti a canone concordato che sono quelli, è bene ricordarlo, nati per permettere anche agli inquilini delle fasce meno abbienti di potere accedere alla locazione perché i proprietari, grazie agli incentivi fiscali che questa tipologia consentiva, potevano accontentarsi di un canone inferiore a quello di mercato.

L’utilizzo di questa tipologia contrattuale è principalmente concentrato nelle zone periferiche e per alloggi di qualità medio-bassa ed in molti casi non solo il conduttore ma anche il locatore appartiene alle fasce più deboli e il canone di locazione risulta necessario per integrare una misera pensione. La situazione attuale appare grave perché la crisi economica ha già prodotto pesanti effetti principalmente su questi contratti, come comprova l’aumento esponenziale delle morosità, e sarà presto gravissima perché quest’anno l’aliquota agevolata passerà da 2 per mille al 7,6 per mille calcolata su una base imponibile aumentata del 60% !

Il costo sociale che questo terremoto produrrà non è ancora esattamente quantificabile ma certamente sarà pesantissimo. L’APPC ritiene che il Comune non possa trincerarsi dietro ragionamenti meramente ragionieristici ma che invece debba, per far fronte ad una situazione di straordinaria gravità, prendere decisioni altrettanto straordinarie ed importanti. Almeno per i contratti a canone concordato l’aliquota deve essere ridotta a quella minima consentita dalla legge ( 4 per mille) compensando le minori entrate con veri tagli agli apparati burocratici.

E non si dica che si è già tagliato tutto il possibile perché la realtà che tutti i cittadini vivono smentisce quotidianamente la litanìa dei politici.

Avv. Mario Fiamigi

Consigliere Nazionale APPC

Condividilo!
You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.